Il colore dei soldi

Ai poeti, agli artisti, agli eroi, ai santi, ai pensatori, agli scienziati, ai navigatori ed ai trasmigratori di mussoliniana memoria dell’Italia in orbace andrebbero oggi aggiunti traffichini, evasori, tangentisti e pagnottisti.

Lupo della Steppa

 “I soldi vinti hanno un gusto doppio di quelli guadagnati”.  E’ una frase celebre profferita da Eddie Felson (Paul Newman) nel film di Martin Scorzese  “Il colore dei soldi”.

Quelli indebdenaro 2itamente sottratti all’erario poi, quelli di illecita provenienza a qualsiasi titolo arraffati – pizzo, tangenti, prebende, note spese gonfiate – hanno il più alto riconoscimento nelle gare  gastronomiche di  “cuochi e fiamme”.

Per un momento tu, lettore, dai briglie sciolte alla fantasia: invece delle sale da biliardo affollate e fumose del famoso film americano, immagina il magnifico cielo della nostra penisola, respira profondamente e chiudi gli occhi.  Lo senti l’odore acre dei soldi ?

Beh, lo giriamo questo film? Degli studi non abbiamo bisogno, anzi abbiamo un magnifico, naturale scenario che si apre da nord a sud, da est ad ovest: l’Italia tutta. Gli interpreti? Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, perché i teatri della politica pullulano di primi attori e di comparse, senza distinzione di colore politico e di età: vecchie volpi della prima repubblica, giovani rampanti della seconda, furbetti del quartierino, compagni di merenda, tutti accomunati dallo stesso disegno: la sete, inestinguibile, di denaro da raccattare con le tangenti sugli appalti, con il malaffare, con l’evasione fiscale, con la concussione, con il peculato, addirittura con la collusione mafia-politica.

Accade così che, dalle Alpi alla Sicilia, l’Italia sia investita da uno tsunami di colossali dimensioni che vanno dalla grande retata dell’Expo di Milano, all’arresto di potenti notabili, ai processi che si stanno celebrando a carico di unti e celesti, non credo benedetti dal Signore.

Ma la musica non cambia se dai potentati si scende ai livelli più bassi: le regioni, i comuni contano indagati a non finire, tutti sereni in attesa dei giudizi che chissà se arriveranno mai a sentenza.

Leggi all’uopo promulgate assicurano la quasi impunità e, coperti da democratico garantismo, continuano a tenere le chiappe ben strette sulle cadreghe assegnate.

Accade così che vengano consumati asporti e dazioni di ingenti somme di denaro, con la supina, amorfa accettazione popolare che, dopo il naturale sbigottimento, getta tutto nel dimenticatoio, consentendo la reiterazione e la legittimazione del malaffare.

Rispetto a quanto stiamo vivendo, la tangentopoli di Di Pietro è stata solo una piccola sagra, per lo più lombarda, che ha fatto registrare anche qualche suicidio, probabilmente per un residuo senso dell’onore al quale oggi si sono sostituite la protervia, la sfrontatezza e la sicumera degli utres inflati, per i quali il denaro è potere ed onnipotenza.

Intanto la corruzione dilaga, i vicini di casa europei ci guardano sbigottiti e non riescono a rendersi conto del nostro distacco e disinteresse per fatti di assoluta, inequivocabile gravità.

Intanto – per ostentata parvenza di democrazia, quella che in nome del garantismo, congela i misfatti – le liste elettorali ripresentano condannati in primo grado, conclamati avventurieri ed aspiranti tali.

Paul Newman e Tom Cruise

Scorzese al suo primattore fa dire “qui non si tratta di biliardo, non si tratta di sesso, né si tratta di amore, ma solo di soldi: insomma, il più bravo è solo quello che ha più soldi”.

E’ questo il nuovo credo in vigore nel nostro Paese ?
Tu, da che parte stai ?

Il lupo della steppa 1

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