I colori della pelle

BIANCOIl caso Rollins v. Alabama dimostra che il colore della pelle che ciascuno di noi percepisce, oltre ad essere il risultato oggettivo di una variabile fisico-chimica, e anche il frutto, a volte avvelenato, di una variabile culturale.

Francesco Marchetti

Jim Rollins era un afro-americano imprigionato nel 1922 per il crimine di miscegenation (matrimonio interrazziale).
Tuttavia, nello stesso anno, la Corte d’Appello dell’Alabama annulla la sentenza e lo rimette in libertà con la motivazione che non esiste nessuna prova che dimostri chiaramente che la donna in questione, Edith Labue, sia una donna bianca.
Edith Labue, infatti, era una immigrata siciliana, quindi, per i giudici dell’Alabama era inconclusively white inconsistentemente bianca, era qualcosa in-between. 

Come afferma lo storico Robert Orsi, il problema della popolazione in-between, per gli Italiani del sud immigrati negli USA a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, era basato su precisi fattori, centrati su dati culturali, come l’uso di “categorie razziali”, presente in Italia per distinguere gli italiani del nord da quelli meridionali, ed il far proprio lo stesso concetto da parte dei maggiori commentatori giornalistici americani circa le persone immigrate dal sud Italia. Concetto ribadito anche da noti politici come Henry Cabot Lodge, che distingueva i “Teutonic Italians”, gli Italiani del nord, chiaramente bianchi, dagli Italiani del sud che, a suo dire, erano appunto in-between,  inconsistentemente bianchi, perché di pelle scura.

Sempre a proposito di colore della pelle, mi sembra interessante ricordare il terrore che la popolazione di pelle nera ha per le chiazze acromiche (bianche), retaggio di una ancestrale paura di essere esclusi dalla comunità, perché portatori del morbo di Hansen (lebbra); e per contro la voglia di “nero”, la moda della “tintarella”, che induce molte persone di pelle bianca a modificare, grazie al pigmento melanico, il colore della propria pelle.

Penso che quanto fin qui argomentato dimostri chiaramente che il colore della pelle che ciascuno di noi percepisce, oltre ad essere il risultato oggettivo di una variabile fisico-chimica,  è anche il frutto (a volte avvelenato) di una variabile culturale.

Credo inoltre che sia utile riproporre alla comune riflessione il caso Rollins v. Alabama per capire se anche noi, quando esprimiamo un giudizio sulle persone che incontriamo lungo la nostra strada, valutiamo pregiudizialmente tenendo conto delScala di grigio 1
“colo
re”… e non solo di quello della pelle… converrete infatti con me  che ci sono  altri “colori” riferibili alle persone, che oltre ad essere il risultato di un dato oggettivo, sono il frutto (a volte avvelenato) di una variabile culturale.

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