I beni immateriali del territorio

Una  proposta  all’Agesci  e  al Masci:  valorizzare,  nei progetti  educativi,  i beni immateriali del nostro territorio.

Aldo Canino

Lamezia Terme-San Teodoro e CastelloDa sempre noi scout, soprattutto i più anziani delle Co.Ca. o del Masci, ci chiediamo come mai non siamo riusciti a lasciare “tracce” sul territorio del nostro essere scout.
Ciascuno di noi, sotto sotto, aspira all’immortalità, o creando “scuole di pensiero” o di metodologia scout, o costruendo edifici colossali, ovvero lasciando segni imperituri della propria presenza su questa terra. Quando questi segni “appaganti” non li vediamo, ci assale una sensazione di inadeguatezza e pensiamo che forse abbiamo sbagliato qualcosa, che forse dovevamo o dobbiamo ancora oggi impegnarci in politica.

Chi ha fatto l’educatore e/o ancora lo sta facendo deve saper riconoscere i segni del suo servizio. Ancora oggi mi commuovo quando vedo alcuni sacerdoti che in altri tempi furono “miei” lupetti o rover: ci sarà stata la vocazione, ci sarà stata la Grazia del Signore, ma io mi illudo di aver contribuito alla “chiamata” o quantomeno di non averla impedita sia pure inconsapevolmente.

Buona Azione

A tutti quelli che si interrogano sulla presenza significativa degli scout sul territorio faccio una domanda: che rilevanza ha avuto il territorio nei nostri progetti educativi? Cosa abbiamo fatto oltre il sano intrattenimento dei ragazzi (in concorrenza con altre agenzie educative, come scuola, famiglia, bande, associazioni sportive)? Cosa abbiamo fatto oltre all’applicazione della metodologia scout (dalla buona azione al servizio e alle grandi imprese)? Cosa abbiamo fatto per i genitori oltre alle riunioni annuali?

Sia chiaro che tutto questo non è poco e resta un grande servizio reso al territorio! E noi siamo in grado di valutare come sarebbe oggi il territorio senza quel servizio. Ma, oltre a tutto questo, non abbiamo fatto altro. E soprattutto come Gruppi o Zona.

Eppure i campi di intervento sono tanti: la Parrocchia “in primis”; poi le famiglie degli scout, non come destinatarie di informazioni logistiche, ma di formazione pedagogica; la scuola, come agenzia consorella; l’ambiente e le bellezze naturali poco conosciute, ovvero i beni immateriali del territorio.

Ho rubato l’idea dalla pagina “locale” di Repubblica, mentre  sono ricoverato a Bari in cardiochirurgia. Il giornale faceva riferimento a un progetto regionale sulla valorizzazione dei beni immateriali e quindi io propongo lo stesso progetto ai Gruppi e alla Zona Agesci e al Masci.
Pensate ai riti, sopMonte Reventino da Decollaturarattutto a quelli della settimana santa. Pensate alle feste (Madonna di Visora, di Pentone, di Porto), alle processioni, ai fuochi o alle luminarie. Pensate ai mulini e alle vie dei mulini, alle fontane naturali, alle cascate, ai laghetti e alle “gibbie”. Pensate ai sentieri sull’asse Mancuso-Reventino-Tiriolo. Pensate alle botteghe artigiane e ai mestieri in via di estinzione.
In quale ambito? Dal lametino alla provincia di Catanzaro o a tutta la Calabria. Fate voi!

Importante è applicare la metodologia scout del coinvolgimento, di allargare dal piccolo al grande, di essere concreti traducendo le ricerche in fatti concreti (+ schede didattiche, cartelloni, mostre, foto, Dvd, Internet) facendo memoria e lasciando tracce.

Una raccomandazione: essere più professionali nella comunicazione, rispondendo alla domanda: se un albero cade nella foresta e non c’è la TV per riprendere la caduta, l’albero è caduto veramente?

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