Io. Robot

L’Occidente tecnologico vive ormai in simbiosi con oggetti ‘smart’, intelligenti, da cui in parte dipendiamo.
Quali sono i problemi sociali connessi al fenomeno e quali gli sviluppi possibili? Che succederà se si costruiranno robot umanoidi, i nuovi schiavi di un’umanità sempre più disumanizzata e di una robotica sempre più umana? Ho tentato di rispondere in modo semplice.

Italo Leone

Mi è capitato in questi giorni di vacanza di rileggere uno dei più bei libri di fantascienza, la Trilogia della Fondazione dello scienziato e scrittore Isaac Asimov. La trilogia risale agli anni cinquanta del XX sec. ed è la storia di uno scienziato di un lontano futuro che, prevedendo la fine dell’Impero Galattico e l’inizio di migliaia di anni di barbarie, crea una Fondazione per conservare la cultura e ripristinare la civiltà. Di Asimov è anche una serie di racconti, Io. Robot, in cui sono protagonisti dei robot costruiti per servire l’uomo e dotati di intelligenza artificiale.Oggi viviamo in un momento di grande sviluppo tecnologico grazie all’elettronica e siamo di fatto immersi in una realtà di intelligenze artificiali. Telefonini, tablet, computer di casa consentono di avere attraverso la rete una miriade di informazioni e anche di poter interagire: si può giocare in rete con avversari che non conosci sparsi nel mondo, si può controllare il proprio conto bancario ed effettuare pagamenti, spedire e ricevere posta, accedere a giornali on-line, vendere e comprare oggetti, ecc.
Sono tutti strumenti dotati di una forma di intelligenza non umana ma che lavora con processi razionali tipici dell’uomo (algoritmi) e che l’uomo ha inserito nelle macchine. Sempre più macchine intelligenti svolgono lavori che prima faceva l’uomo, provocando la riduzione del lavoro umano e lo spostamento del lavoro da settori ormai informatizzati a settori a più alta specializzazione e innovazione. La robotica investe ormai molti campi: dall’industria alla medicina, dal commercio elettronico al sistema finanziario internazionale: è l’ultima rivoluzione tecnologica e quella che le istituzioni umane non riescono a governare pienamente perché tutto è successo troppo rapidamente.
Non ho la competenza tecnica per parlare di elettronica; sono solo un appassionato lettore di libri di fantascienza fin da quando ero ragazzo. I romanzi dello scienziato Isaac Asimov, alcuni film come 2001: Odissea nello spazioBlade Runner, che sembrano frutto della fantasia, sono opere di grande pregio artistico e che pongono seri problemi per l’umanità. 
2001: Odissea nello spazio inizia con una lotta tra scimmie e con l’intuizione di una di loro di adoperare un grande osso come clava.  In una sequenza indimenticabile la stessa clava lanciata in alto diventa un’astronave. E’ una delle sintesi più brillanti operate nell’arte e fa cogliere in un attimo il progresso che in pochi milioni di anni ha portato l’umanità dagli strumenti di pietra all’elettronica. L’intelligenza umana opera diversamente dalle intelligenze presenti nel mondo vegetale ed animale e il cervello umano ha subito in pochi milioni di anni uno sviluppo non solo di volume ma soprattutto di capacità di elaborare i dati dell’esperienza e trovare soluzioni ai problemi. A differenza di tutti gli altri esseri viventi, l’uomo infatti non si adatta all’ambiente secondo la famosa teoria di Darwin, ma modifica l’ambiente adattandolo ai suoi bisogni attraverso le tecniche. E questa è la chiave del successo della specie homo sapiens, ma anche l’origine dei nostri problemi di sostenibilità ambientale e sovrappopolazione.
Lo sviluppo del linguaggio umano è stato fondamentale per la socializzazione, la trasmissione culturale, lo sviluppo tecnologico. Molte specie animali comunicano fra loro, ma solo l’uomo ha elaborato il complesso sistema simbolico   che è alla base delle lingue articolate.
Asimov racconta cosa potrebbe accadere se robot dotati di intelligenza artificiale giungessero a tal grado di complessità da sembrare umani: ad evitare rischi di conflitti egli ha immaginato le famose tre leggi della robotica. Ma siamo ancora molto lontani da questa possibilità perché solo ora si iniziano esperimenti con robot umanoidi capaci di imparare, come fanno naturalmente tutti i bambini, e a interagire con l’ambiente. Questo presuppone che si sostituiscano gli input di informazione che oggi avvengono tramite tastiera o col touch-screen, con terminali dotati di sensori complessi che sostituiscano i sensi umani e possano poi operare come strumenti sull’ambiente. Ma anche così saremmo lontani dalla realtà umana. Nel corso di centinaia di millenni l’umanità si è evoluta fino a porsi problemi che esulano dalla semplice sopravvivenza e che nascono non dalla logica ma dal sentimento.

          Sophia, un robot umanoide

Per rispondere ai propri bisogni spirituali l’uomo ha elaborato credenze religiose, processi filosofici e sistemi morali, ha immaginato e rappresentato il mondo reale o altri mondi possibili in letteratura, arte, cinematografia, ha gioito e sofferto innamorandosi.
Forse un giorno un robot umanoide svilupperà una tale massa di connessioni nei suoi circuiti elettronici da simulare le sinapsi dei neuroni cerebrali umani. Allora forse il robot si chiederà chi è e qual è il senso della sua esistenza, e sarà veramente difficile distinguere tra esseri umani a base carbonio, come siamo noi, ed esseri a base silicio come sono i computer. Da quel momento i Robot potrebbero dire: cogito ergo sum  e pretendere una Carta dei diritti robotici.

 

Un commento su “Io. Robot”

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