La logica nel messaggio

Oggi la preoccupazione palese o inconscia di molti è se il pensiero sequenziale tipico del testo latino sia ancora possibile… tuttavia i processi propri di ogni sistema computerizzato sono ancora soggetti alla logica binaria che presuppone la definizione e il limite, come accadeva nel pensiero classico.

Italo Leone

Sembra che oggi la scuola italiana si allontani sempre più dallo studio delle lingue classiche, il greco e il latino, in nome di una società che richiede la conoscenza delle lingue moderne e in particolare della lingua inglese.
Inseguendo la modernità, abbiamo dimenticato che per molti secoli prima di Cristo e per quasi duemila anni d.C., le due lingue classiche hanno formato generazioni di giovani, educando la loro mente e foggiando i loro comportamenti come cittadini comuni, come uomini di governo o come addetti alla formazione di altri giovani.
Fin dal III sec. a.C. la lingua e la cultura greca sono state parte della paidèia romana ed è di un greco di Taranto, Livio Andronico prigioniero di guerra e poi liberto, la prima vera opera letteraria latina, l’Odusìa in versi saturni.
Nella lingua latina la ‘consecutio temporum‘ nelle proposizioni secondarie al congiuntivo o all’infinito, il periodo ipotetico nelle sue varie forme, l’ablativo assoluto, sono il segno più evidente della ricerca logica della chiarezza espressiva in una cultura che cerca di evitare ogni ambiguità.
Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum”(Orazio, Satire I,1).  “Bisogna aver misura nelle cose: ci sono limiti al di là o al di qua dei quali non può esserci il giusto”. La nota frase del poeta Orazio può essere assunta come sintesi del modo di pensare latino.
Già nel mito delle origini si presenta con forza il senso del limite: Romolo traccia con l’aratro il confine della nuova città, giurando di difenderlo con la spada, e per questo uccide il fratello Remo che lo sfida attraversandolo. Le recenti ricerche archeologiche e storiche ribadiscono le linee guida della storia romana: la difesa dei confini sarà la molla della progressiva espansione di Roma dagli inizi fino alla costruzione del vallum britannico o del limes germanico, e l’impero romano esisterà, almeno in Occidente, finché i confini reggeranno all’assalto dei barbari e sarà possibile distinguere tra le genti soggette alla legge di Roma e gli altri.
Anche l’Impero di Carlo Magno e dei suoi successori germanici avrà senso come difesa dei confini della cristianità dall’ espansione musulmana in Spagna e da quella dei popoli che in molti secoli invaderanno l’Europa da Est e da Sud.
La Chiesa di Roma, erede del concetto di universalità dell’Impero, sarà poi, con l’Inquisizione, la severa custode del limite tra la fede ortodossa e l’eresia.

Ancora a metà del Novecento, nella scuola italiana, la formazione superiore con sbocco universitario era affidata soprattutto al Liceo Classico e alla logica implicita assimilata con lo studio del latino e del greco. Una logica di tipo sequenziale, come sequenziale è l’ordine delle parole nella proposizione, delle proposizioni nel periodo, e dei capitoli in un libro.
Lo studio dei testi latini e greci che ha caratterizzato ancora la mia generazione, ci ha abituato allo sforzo interpretativo, alla logica del discorso, a distinguere le principali dalle secondarie, individuando il tipo delle secondarie e i rapporti temporali e logici fra quelle in un testo di Cesare o di Cicerone, o negli scritti dei classici italiani.
L’impressione che se ne ricavava era la presenza di un ordine presente nella realtà che il discorso coglieva e comunicava per definire un fatto nelle sue linee essenziali.
Il pensiero moderno si è in qualche modo allontanato dalla logica antica che tendeva a definire i confini netti tra ciò che è vero e ciò che non lo è, nella scienza come nella teologia, nella morale come nella giustizia. La logica binaria del pensiero classico ha lasciato il posto ad una logica più flessibile e la stessa fisica e filosofia propongono nuove configurazioni del reale, tutte possibili. Eppure, se vogliamo dare un senso al mondo e fare scienza, è ancora necessario ritagliare una porzione di reale e definire col linguaggio della logica latina una porzione di mondo.
Oggi la preoccupazione palese o inconscia di molti è se il pensiero sequenziale tipico del testo latino sia ancora possibile in una società che legge sempre meno e che si affida ai link di internet, dove i percorsi non sono più lineari ma dispersivi, affidati al caso e agli interessi dell’istante.
Ci chiediamo se il bisogno di definire con chiarezza logica i termini di un problema è ancora possibile per i tanti giovani che non faticano più a descrivere fatti e sentimenti ma si affidano all’immediatezza espressiva di sms e di emoticon.
L’unico conforto è che i processi propri di ogni sistema computerizzato sono ancora soggetti alla logica binaria che presuppone la definizione e il limite, come accadeva nel pensiero classico: una logica del tipo 1/0 (un bit); una cosa è A o è B, come recita il principio di identità e di non contraddizione. Come diceva U. Eco, i computer ragionano ancora in latino, e questo è un vantaggio ma anche il loro limite.

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